lunedì 20 giugno 2011

Iron




Se mi conoscessero...
Se solo mi conoscessero davvero, si renderebbero conto dei pensieri e dei desideri che riempiono la mia mente.
Il desiderio dell’acciaio è potente in me, desiderio di acciaio e di campi di battaglia.
L’odore della terra scura, impregnata del sangue metallico dei nemici.
Fuochi che si spargono per i villaggi. Esplosioni di detriti e corpi, causate dalle catapulte.
Il suono dei corni da guerra e dei cavalli che caricano, in risposta, in ansimi violenti. Clangori e grida, sibili e frecce.
Uno scontro senza eguali, per porre fine ad uno sterminio senza eguali, un’ingiustizia perpetrata nell’arco dei secoli, a cui una fine deve essere posta senza alcun diritto di critica. Il desiderio di redenzione e di riscatto è talmente forte da richiedere interventi non convenzionali. Da aver richiesto azioni che addirittura agli occhi dei criminali più scafati potrebbero sembrare inconcepibili.

Ma non mi conoscono. Non mi conoscono affatto. Si sono fermati alla superficie del mio io. Alla reputazione del mio nome. Alle storie che la strada racconta. Storie che possono facilmente variare, alla sola vista di qualche moneta d’oro.
Credono sia una brava persona. Lo sono? Credono che condivida il loro modo di vedere il mondo, la loro politica di distruzione ed espansione.
Credono di avere il supporto degli dei, e che per questo tutto ciò che decidono abbia un imprimatur che rende lecita qualunque cosa.
Credono di potersi fidare di me, dei miei consigli, della mia organizzazione. Possono?
La fiducia. Forse è la più grande arma a cui un essere vivente possa aspirare. Con la fiducia, incondizionata, grandi cose si rendono possibili.
Se mi conoscessero, la loro maschera ipocrita scivolerebbe via, terrea, sotto i loro piedi.
La calpesterebbero senza cerimonie, nel panico che seguirebbe la presa di coscienza della propria cristallina fragilità, che stritolerebbe lentamente il ritmo della loro quotidianità.
La loro “intelligenza” umana si è onnubilata nel tempo, offuscata nella convinzione che la loro stolta mente sia migliore delle altre. Nella convinzione di un’esistenza invulnerabile si sono permessi di sottovalutare coloro che schiacciavano. E da quel suolo bruciato, siamo sorti, ancora più forti di prima. Ancora più determinati di prima. La nostra via era retta.
E’ stata deviata senza nemmeno poter immaginare cosa avrebbero creato. Nemmeno noi, l’immaginavamo.

Non si sono accorti, che quello che chiamo “sangue dei miei nemici”, è il loro stesso sangue. Quello che credono io chiami “sangue dei miei alleati” sta per essere versato.

Il re, è al mio fianco, seduto sul suo trono dorato. Tranquillo nella sua arroganza sfavillante.
In piedi, a fianco del “mio” re, si erge fiero il suo più fidato consigliere.
Lo stesso consigliere, che spingerà il regno a radersi al suolo con le sue stesse mani, per il bene del resto dell’impero.

E come posso trannere un sorriso, sfoggiato spavaldamente di fronte al viso del reggente? Un sorriso colmo di soddisfazione e trepidante attesa, che ad occhi inconsapevoli, non potrebbe che sembrare una conclamata e zelante riverenza.

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