lunedì 14 febbraio 2011
Nameless stars
Il dubbio svanì dalla sua mente in pochi minuti. La confusione si dissolveva, lasciando spazio ad una luce bianca ed insapore che filtrava dalla piccola finestra che dava sul corridoio comune.
Era stato tutto un sogno, un sogno terribile nella sua sublime perfezione.
Nello svegliarsi, il mondo tornò alla sua rassicurante monocromia, illuminando la stanza arredata di plastica grigia e vetro.
Rick Mauler soffriva sempre più spesso di allucinazioni fastidiose durante il sonno.
Ricordava che da bambino ne aveva spesso sentito parlare , li chiamavano “sogni”, ma mai, a sua memoria, ne aveva sofferto. Fino ad una decina di giorni prima.
Cosa gli stava accadendo?
Liquidò la questione, almeno per il momento, classificandole come reazioni alla pressione subita sul lavoro.
Il suo reparto infatti, di li a qualche giorno, sarebbe stato oggetto di ispezione da parte della sezione affari esterni della Federazione. Tutte le sue energie erano focalizzate sull’ottenimento del massimo rendimento da parte degli operai di cui era responsabile. Non poteva permettersi d’essere esautorato per mancanza di affidabilità da parte dei suoi sottoposti. Stava dando il meglio di sè, anche se evidentemente la sua salute stava peggiorando. Quel disturbo notturno, non lo faceva riposare come era solito fare. E poi l’estrema rigidità con cui stava operando, gli stava facendo ottenere il risentimento dei suoi uomini.
Prima di uscire dalla propria stanza, attenuò il filtro solare. La superficie esterna era illuminata dai tre soli, sorti contemporaneamente anche quel giorno. Rick imprecò, sarebbe stato impossibile raggiungere la superficie, resa off-limits per qualunque essere vivente che non fosse Xenoriano. Una delle difficoltà della spedizione, sottovalutata nella progettazione terreste, era la mancanza di uno schema riconoscibile nella rotazione dei tre soli. I tre campi gravitazionali si influenzavano continuamente in modo variabile ed incontrollato.
Le operazioni minerarie avrebbero dovuto essere programmate nuovamente per la notte. Dal freddo si potevano riparare. Dal caldo rovente di quel pianeta, era impossibile.
Nel vestirsi, prese l’appunto mentale di ricordarsi di inoltrare la richiesta di scorta militare per gli operai notturni. In cuor suo coltivava la speranza che il presidio dell’Ordine non si spazientisse per le continue richieste di supporto da parte dei civili. Era ben consapevole che avevano loro stessi i propri affari a cui badare, non si sarebbe stupito in un qualche rifiuto prima o poi, non appena la resistenza Xenoriana si fosse fatta più pressante, per fare un esempio.
In tal caso, avrebbero potuto dire addio alla pelle. Tutti quanti.
Meticoloso, come sempre, si preparò al lungo giorno.
I lunghi corridoi asettici, erano tappezzati di sguardi di approvazione nei suoi confronti, che più siu avvicinava al reparto minerario, più si trasformavano in odio e disprezzo mal celati.
Lo sapeva che avrebbe potuto fare ben poco per riguadagnarsi la stima dei coloni, ma in fondo era il lavoro che la Federazione aveva scelto per lui, come poteva deludere tanta aspettativa e fiducia?
All’estremo del su campo visivo una macchia colorata colse la sua attenzione. Chi si era azzardato ad indossare un colore, al di fuori della propria stanza? Proprio in quei giorni ?
Si voltò ma quel frammento di stoffa colorata, svanì dietro l’angolo di un corrodoio. Mauler la seguì, doveva interrompere sul nascere quella... Qualunque cosa fosse, doveva finire subito.
Il corridoio deserto, lo fece sentire stupido. Non gli piaceva quella sensazione. Si sentì osservato e si voltò in tempo per vedere nuovamente quel colore.
Si stava rammollendo. Decise di tornare ai suoi compiti, per concludere il prima possibile e tornare a riposare almeno un’altra ora.
Giunto sul ponte minerario, come prima cosa, controllò che tutto si stesse svolgendo con un certo ordine. Non rilevò anomalie.
Richiamò tutte le squadre di estrazione, per aggiornarli sul fatto che il turno di lavoro fosse quello notturno. Ovviamente non erano stupidi, loro per primi si erano accorti, nell’osservare la superficie, che era impraticabile.
Li osservò, prima che una rivelazione lo raggiungesse.
“Attendetemi qui tutti, ho avuto un’idea per evitare il turno di notte.”
“Sissignore!”
Mauler, salì le scale in acciaio con fredda determinazione, verso la sala comando del settore minerario. A quell’ora era deserto, non ci sarebbe stata la necessità di coordinare le unità all’esterno per diverse ore.
Ma qual’era quell’idea di cui aveva blaterato poco prima? Non riusciva già più a ricordarlo.
Di fronte alla console dei comandi, accese il quadro. Una serie di spie di controllo si accesero in modo intermittente per diversi secondi, per poi spegnersi, o stabilizzarsi.
Cosa ci faceva lì?
Premette un pulsante.
Lui non era solito azionare i comandi della console.
Premette un secondo pulsante.
Perchè agiva con tanta sicurezza?Cosa attivavano quei comandi?
Un terzo pulsante si accese di un verde vivo.
Non riusciva a fermare le proprie mani. Che non volesse fermarsi?
La quarta spia vibrò ancor più attivamente degli altri tre.
In un momento di lucidità lesse le scritte sulla console. Nel suo sguardo la consapevolezza si cristallizzò in un moto di terrore, un attimo prima di premere il grande pulsante rosso.
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“Ehi ragazzi, avete sentito cosa è successo nel settore 12? Un pezzo grosso, un certo Mauler, si è fatto esplodere nel proprio reparto. Pare che la Federazione l’avesse messo sotto torchio..
Quello smidollato non ha retto.. Dicono che stesse organizzando le squadre di estrazione. la cosa bella è che nessuno si è accordo di niente! Calmo e tranquillo, ha aperto una, due, tre, quattro valvole di gas compresso. In una fiammata, ha spazzato via sei intere unità di estrazione. Boom!
Davvero assurdo. Adesso come adesso stanno reclutando di tutta fretta!
Quel bastardo almeno qualcosa di buono l’ha fatto, liberando posti di lavoro. Ma tutte quelle attrezzature.. che spreco. Brutta cosa sbroccare così..!”
Quell’uomo non sapeva di cosa stesse parlando, ma decise di non intervenire. Che la gente comune si facesse le proprie idee, aiutavano a distogliere l’attenzione dal disegno più grande.
Agli occhi di Max, era tutto più che chiaro, anche se non avrebbe mai immaginato che accadesse così alla svelta.
Gli Xenoriani stavano evolvendo, avevano già raggiunto una forma di evoluzione minuscola e pericolosa per l’uomo. Doveva muoversi velocemente. La cosa che più lo stupiva, era il fatto che non fosse stato avvertito dall’Ordine di quell’incidente.
Lui, doveva sapere immediatamente, di tali anomalie nel comportamento della colonia.
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